0245484129 - 3356051559

L’aria evanescente, che si diffonde tenue dalle imposte socchiuse, accarezza la tranquillità di una sera festiva, tiepida e sottile. È un momento adatto per riordinare carte e libri, prima che questa tenue aria divenga vento, e si carichi di polvere, pronta ad ammassarsi, e depositarsi, ricadendo, fino a ricoprire ogni cosa, fino a trasformare ogni cosa in polvere.

Fintanto che si muove solo questa brezza leggera è il momento; non devo indugiare oltre. E dunque riprendo in mano i miei vecchi scritti, anche quelli ancora non pubblicati, e comunque già vecchi anche loro. Non so bene come metterli via, in quale ordine disporli. Tempo addietro avevo avuto l’idea di farne una raccolta per argomenti, che, in un primo momento, volevo intitolare “Le categorie”. In seguito avevo pensato di elaborarli meglio, secondo la loro origine, come “casi clinici”.

L’idea iniziale, tuttavia, è sempre stata preponderante, e invadente. Forse è per questo che non ho più pubblicato molto, negli ultimi anni: quasi per una sotterranea ritrosia a delimitare nella “clinica” quello che le persone vivono, e provano, e soffrono, nella loro esistenza.

Tra le varie storie, quali quella di Fabio, di Carla, dell’uomo perseguitato, tragico e colpevole a un tempo, e quelle inedite, ma già concluse, di Letizia, di Jolanda, e altre ancora, ho ritrovato l’abbozzo di quella di Giulio, che avrei dovuto inserire in un lavoro sulla “Depressione”.

Vero è che non sempre una storia si può raccontare: spesso coinvolge troppe persone, mostra troppe intimità. Si rischia di dare in pasto a curiosi e sprovveduti, e dunque fuori luogo, e pericolosamente, situazioni che meritano comunque rispetto e cautela. È disdicevole raccontare senza riguardo, e, soprattutto, senza utilità, fornendo ai lettori solo il gusto distruttivo del voyeurismo.

Ma come fare, peraltro, se proprio certe storie, a cui si dovrebbe accordare il massimo riserbo, contengono le questioni di maggiore interesse, le implicazioni più rilevanti?

Pertanto ho deciso di operare in altro modo, talché niente sia riconoscibile, eppure tutto attinente. Dunque riferirò una storia non mia, che non mi riguarda, reale solo in parte, ma estremamente vera nell’essenza. È avvenuta altrove, in altri paesi, in altri tempi, e comunque non proprio così.

Share This